COMITATO GIGI MERONI

"E' protestare questo? A me sembra che sia semplicemente vivere. Dignitosamente. Sapersi al mondo: ecco". GIGI MERONI

Eccomi

Utente: COMITATOMERONI
PIERANGELO RUBIN Nonostante fumasse 20 sigarette al giorno ha deciso di smettere. Sarebbe un Rivera dei nostri giorni. Ma non lo sapremo mai con certezza. Collabora con "Il Mattino di Padova" e la "Nuova di Venezia e Mestre". ALBERTO FACCHINETTI Il Mario Kempes della Terza Categoria. Difficile rapporto con il gol e con le donne in genere. Cronista sportivo per “La piazza”. PAOLO GARATO Il geometra. Senza rivali in tutto il triveneto. Centrocampista dai piedi buoni. Zero gol in sei anni di prima squadra. MASSIMO BERTIN Stopper di professione. Da bambino sognava di diventare un wrestler professionista e in campo si vede. DANIELE SARTO Stuolo di donne al seguito, fluidificava per gli Amatori, ora fa panca in una squadra dilettantistica. MARCO BOLDRIN Barista di giorno (Off side, via Portello Pd), portiere di notte. ANDREA MOLENA Interista così sfortunato che, bambino, nell’anno dello scudetto dei record della sua squadra teneva al Napoli di Maradona. Sorella sfiga… NICOLA BRILLO Scarsa preparazione calcistica, ma un grande merito: lo zio Ignazio è un preparatore atletico d’altri tempi. ALESSANDRO GIRALDO Rappresenta il paese più di qualsiasi altro. Ha venduto, all'angolo della strada che lo porta al bar, la sua anima per la poco religiosa trinità "sesso, droga e r'n'r".

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mercoledì, 24 maggio 2006

INTERVISTA A GINO BACCI di Pierangelo Rubin
Gino Bacci, noto giornalista sportivo, tira le somme sulle tre grandi per la stagione appena finita, ci racconta Gigi Meroni e fa degli auspici per i prossimi Mondiali con un importante precedente.
Anni di brillante carriera giornalistico-sportiva sempre con opinioni sincere e schiette come non molti hanno saputo fare, Gino Bacci dopo aver lavorato molti anni per “Tuttosport” dirige ora la collana “Ecosport” per la quale ha anche scritto “Lippi, un uomo in trincea”, “Moratti, vita da Inter” e “Berlusconi, il Premier e il Mister”.
1) Bacci, io L’ho chiamata per farle un’intervista sul calcio, ma in questi giorni ha ancora senso parlare di calcio visto che si è scoperto che non era un “palazzo” come dicevano alcuni, ma, peggio ancora, una “cupola”?
Parliamo pure di calcio, mi fa piacere. Magari staremo attenti a non discutere di partite sospette, indagate… Che ne dici?
2) Ottimo, ma restiamo ancora in ambito dello scandalo che sta travolgendo il nostro calcio. Cosa ne pensa del fatto che fra le intercettazioni di cui molto si parla e si scrive in questi giorni sono finiti anche dei suoi colleghi giornalisti (Biscardi, Damascelli, Sposini, Scardina, Tosatti)?
Il giornalismo fa parte del grande palcoscenico, della grande commedia del calcio, quindi non mi sorprende che nelle intercettazioni ci siano dentro nomi di giornalisti. D’altra parte per la sua funzione il giornalista deve telefonare ai vari personaggi. Qualche protagonista del grande malaffare è stato sentito al telefono dal giornalista che chiedeva notizie. Ora se tutto si limita a questo va bene, se è altro se ne occuperà la giustizia sportiva o ordinaria, se i fatti sono di rilevanza penale.
3) Secondo lei, al Mondiale, l’Italia sconterà questo scandalo?
Io ho vissuto in trincea i Campionati del Mondo di Spagna ‘82, tenevo per Tuttosport la rubrica della nazionale e vivevo a contatto della squadra sia prima del Mundial, a Vigo dove c’era il ritiro, sia poi a Barcellona dove ci fu l’esplosione vera e propria. Ebbene anche allora eravamo sulla scia di uno scandalo devastante, quello delle scommesse, però la squadra fece blocco e fu molto abile Bearzot a tenerla a riparo nella propria cittadella. Tirò sù i ponti levatoi, la squadra trovò grande concentrazione e perfino un rendimento insperato. Vediamo se succederà la stessa cosa, se Lippi, come Bearzot, riuscirà ad essere un capo di così forte responsabilità da tenere tutti i giocatori sulla corda e quindi al massimo della tensione. In questo caso potrebbero venire anche dei casi di risultati sorprendentemente positivi, ma solo in questo caso.
4) Ma lo scandalo scommesse non era capitato intorno all’Europeo di Italia ’80?
Certo, era successo un paio di anni prima, ma le ramificazioni dello scandalo arrivarono a toccare il Mundial, perché uno degli squalificati era Paolo Rossi che giocò una sola partita di collaudo a Udine in Campionato prima di aggregarsi alla Nazionale. Anche allora eravamo sotto lo schiaffo del polverone. La nazionale eppure riuscì a trovare consolazione e a farcela. Certo questa mia è una speranza, perché lo scandalo che ha già decapitato la Federazione e che magari costerà carissimo a qualche squadra emblematica del nostro calcio sicuramente tanto bene non farà alla nazionale. Si può presumere che ne usciamo danneggiati; a meno che, ripeto, Lippi riesca a chiudere la squadra nella roccaforte e ne fortifichi lo spirito.
5) A livello arbitrale lei non teme che l’Italia possa essere danneggiata?
No, no. A livello arbitrale non temo nulla perché gli arbitri hanno tutto l’interesse di non parteggiare, di non infierire. Hanno, anzi, tutto l’interesse ad essere bravi perché sono sotto gli occhi di tutti e noi tutti ci ricordiamo di cosa è stato di un certo Byron Moreno che tanto ligio al regolamento non fu. Divenne uno scandalo nazionale, ovviamente, qui in Italia, ma anche a livello internazionale. Gli arbitri hanno l’interesse ed il dovere di essere bravi e non penseranno al fatto che in Italia ci sono stati un Moggi, un Carrraro, le intercettazioni…
6) Quindi secondo Lei il Mondiale cosa riserverà al pubblico?
Il Mondiale come molti dicono pare abbia già un vincitore, il Brasile, con l’Argentina che può fare la guastafeste. E’ anche vero che i Mondiale giocati in Europa non sono mai stati un terreno di caccia per le squadre sudamericane, per cui prevedere primo il Brasile o l’Argentina è, forse, discutibile. Credo che l’Italia abbia la giusta organizzazione tattica, più che i campioni, per contrastarli. Anche nel ’82 a Barcellona il Brasile era più forte dell’Italia ma ci rimise le penne per ingenuità tattica. Non mi sorprenderei se un nuovo confronto Italia-Brasile dovesse dare l’esito di 24 anni fa.
7) Parliamo di Juventus, ma per andare sul sicuro, rifletta sulle sue prestazioni in Europa.
La Juve ha avuto un calo di rendimento impressionante dopo un inizio campionato, forse, troppo dispendioso. Quindi nella fase iniziale della stagione avrebbe battuto qualsiasi altra squadra. Nella fase primaverile, quando c’è stato il calo fisico avrebbe potuto perdere contro molte rivali internazionali, quindi possiamo spiegare anche così la sua ennesima stagione senza vittorie in Europa. Questa Juve è stata un concentrato di sventure, il doping che portò con sé un processo con delle conseguenze molte devastanti, poi le intercettazioni, ora le scommesse di Buffon. Sembra che tutto stia congiurando contro la Juve o che lei stessa si stia congiurando, logico che ne risente negativamente. Purtroppo chi ne risente maggiormente sono i giocatori juventini della Nazionale, sempre che Lippi non riesca sollevare loro il morale.
8) La Juventus difficilmente vincitrice in Europa è quasi una costante, altra costante l’Inter: grandi progetti, acquisti, numeroso parco giocatori, però ancora una stagione senza vittorie, l’ennesima.
Purtroppo hanno sbagliato quasi tutto. Non occorre citare i casi lontani di Roberto Carlos e Ronaldo, o anche Pirlo e Seedorf per capire come questa società abbia in realtà disperso i propri talenti. L’ultimo caso potrebbe essere quello di Adriano. L’Inter da un po’ di tempo non sta azzeccando della campagne di potenziamento così valide da permetterle di essere fra le migliori società d’Europa. E quindi paga dazio. Effettivamente qualche cosa da rivedere c’è, però ora i tifosi nerazzurri si consolano sostenendo che la loro Inter è forse la squadra più pulita, fra quelle del panorama nazionale, ma forse per loro è una consolazione magra: il tifoso vuole trofei, scudetti, e l’ Inter non sempre riesce ad accontentarli.
9) Milan: per alcuni dopo Istanbul necessitava di una rivoluzione, che non c’è stata, però la squadra è stata protagonista comunque in tutti le competizioni. Come giudica l’ultima stagione rossonera?
Il Milan ha un appannamento da gratitudine. La squadra di Istanbul andava un po’ rinnovata a centrocampo e soprattutto in difesa e non è che la società abbia mancato tutti gli obbiettivi perché l’inserimento di Gilardino dimostra che c’è stato il tentativo di inserire dei giovani dal talento sicuro nella squadra. Tentativo che ci fu anche dopo Manchester con Kakà o l’anno prima con Nesta. Però globalmente la squadra è invecchiata anche perché il calcio italiano ha preso la “buona” abitudine di cercare dei calciatori a costo zero verso fine carriera. E’ chiaro che non costano nulla ma sono anche in condizioni di non dare più il meglio di sé stessi. Il Milan per questa serie di ragioni si è trovato con una squadra troppo datata, troppo vecchia che andava rinnovata ma per gratitudine Galliani non lo ha fatto, nel senso che non poteva dire a Costacurta, a Maldini, a Cafù “Grazie, si accomodi, ti do una medaglia e ti metti da parte”. Insomma chi per una ragione, chi per un’ altra i pilastri del Milan sono rimasti al loro posto e questo ha provocato un inevitabile calo di rendimento che non è stato crollo solo perché si tratta di giocatori di buono, ottimo valore o di campioni autentici, però sono pur sempre campioni che anno dopo anno sono scesi di rendimento, e, quindi anche il Milan. Quindi credo che dopo la finale persa in Turchia bisognava intervenire un po’ di più nella squadra, non solo in attacco.
10) Vieri e Cassano sono stati due colpi di mercato molto chiacchierati, ma il vero affare chi lo ha fatto? Il Monaco e il Real Madrid che li hanno comprati? Il Milan (l’Inter) e la Roma che li hanno venduti o loro stessi cercando conforto fuori dalla patria?
Cassano resta un mistero perché è un giocatore di talento e sembrava si dovesse affermare a Madrid lontano dalle polemiche italiane che lo hanno condizionato, quindi stupisce un po’ tutti. Si pensava effettivamente che il giocatore si sarebbe fatto rimpiangere moltissimo, non solo alla Roma, ma in tutte le società, prima fra tutte l’Inter, che non lo hanno acquistato. Il discorso per Vieri è diverso. Il giocatore che è muscolare non può essere longevo perché i longevi sono i nervosi, tipo Inzaghi. Un muscolare alla soglia dei trent’anni inizia un decadimento piuttosto sensibile. Vieri non a caso è stato mandato via prima dall’Inter e poi dal Milan, società che hanno capito che da lui c’era da ricavare poco. Ha tentato con il Monaco, ma io credo che anche il Monaco si renderà conto che è stato un investimento sbagliato.
11) Un opinione, un ricordo, su Gigi Meroni calciatore e uomo.
I tifosi granata hanno chiamato Claudio Sala “il poeta del gol”, in realtà il vero poeta è stato Gigi che si presentò in maniera sorprendente per tutti noi che avevamo e suguivamo allora il cliché del calciatore molto posato, bravo padre di famiglia, con la moglie a casa ad aspettarlo che ne tutelava il riposo mentre lui gelosamente la custodiva. Poi arrivò Meroni, ragazzo strano, che si disegnava i vestiti da solo, che aveva atteggiamenti tali da sbalordire un allenatore pragmatico e quasi contadino come Nereo Rocco. Mi ricordo[ride, n.d.a.] una volta in ritiro all’ hotel di Arpignano si presentò Meroni con la fidanzata e disse che era la sorella per poterla farla accedere  dentro l’albergo e Rocco gli disse “Ma che belle sorella che ti gà”, fra il divertito atteggiamento dei compagni che sapevano come stavano le cose. Meroni era anche questo, poi in campo mostrava la sua genialità più autentica. Era uno di quelli che con la finta metteva a sedere terzino e portiere. Se non lo avesse tolto alla carriera quel banale incidente stradale io credo che per alcuni anni il calcio italiano avrebbe avuto in lui il suo George Best, il suo fantasista illuminato.
RINGRAZIO A NOME DI TUTTI I MEMBRI DEL “COMITATO GIGI MERONI” GINO BACCI, PER LA GENTILEZZA E LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA.

Postato da: COMITATOMERONI a 01:14 | link | commenti (1) |
pierangelo rubin

domenica, 14 maggio 2006

INTERVISTA A FILIPPO MARIA RICCI di Alberto Facchinetti

 

Vigo, “Estadio Balaidos”, 23 Giugno 1982: Italia-Camerun 1-1. Di questa partita Oliviero Beha ne ha fatto un libro-inchiesta, “Mundialgate” (ora si trova in “Trilogia della censura”, uscito nel 2005); la tesi: si sono messi d’accordo per il pareggio che bastava all’Italia, ma non ai “leoni Indomabili”, per passare alla fase successiva del Mondiale spagnolo. Che voci girano in Camerun su questa partita, su questa storia? “Si dice che sull’aereo che riportava i Leoni Indomabili in Camerun parecchi soldi sono passati di mano in mano. E non erano un semplice premio partita, ma qualcosa di extra. Io però non ho mai raccolto testimonianze dirette in proposito. Sono voci, e come tali vanno considerate”. Ho l’impressione che la Costa d’Avorio abbia la possibilità di fare bene al Mondiale di Germania, viceversa le altre squadre africane qualificate faticheranno. Faticheranno parecchio. Dai gironi di qualificazioni non sono passate le migliori in assoluto, vero? I motivi? “Chi si qualifica merita sempre rispetto, perché le cosiddette grandi potenze che sono rimaste a casa, Camerun, Nigeria, Senegal, Sudafrica, hanno avuto tante occasioni per rettificare la situazione. Non sono uscite dopo una partita secca o un doppio confronto. Le qualificazioni sono durate quasi due anni. I motivi principali sono la superficialità e la presunzione. In Africa le grosse nazionali pensano di aver già vinto le partite prima ancora di giocarle, solo leggendo le formazioni. Non è più così. Detto questo, senz’altro Angola e Togo soffriranno parecchio in Germania, e difficilmente riusciranno a fare punti. Il Ghana è meno peggio di quel che sembra anche se con Italia e Repubblica Ceca non è cascato benissimo, ed è sicuramente meglio del Sudafrica attuale, inguardabile. La Costa d’Avorio potrebbe pagare l’inesperienza e un girone difficilissimo, con Olanda e Argentina. La Tunisia ha qualche chance: ottimo allenatore (il francese Lemerre), girone abbordabile, poca pressione, organizzazione molto europea. In generale ho paura però che il calcio africano a Germania 2006 non farà una gran figura, speriamo bene”. Immagino che le squadre africane avranno al Mondiale tedesco un seguito di tifosi, come sempre accade, divertenti, colorati, sportivi… ma chi è che può permettersi nell’ Africa sub-sahariana una partita al Mondiale (voglio dire, i biglietti costano un occhio della testa) e da dove vengono (direttamente dalla loro patria o sono immigrati che vivono in Europa)? “Ci saranno le due componenti. Il torneo in Europa faciliterà la presenza dei tifosi africani emigrati nel nostro continente. Poi arriveranno delegazioni dall’Africa. I costi sono proibitivi, ma governo, sponsor e benefattori vari daranno una mano pagando le spese interamente o in parte. Non c’è da attendersi grandi folle ma anche le nazioni più povere e meno organizzate, Togo e Angola, a mio parere avranno almeno un migliaio di tifosi al seguito. Seicento angolani in gennaio sono andati in Egitto per la Coppa d’Africa. E il mondiale conta molto di più”. Quale stato dell’ Africa nera consiglieresti per una vacanza sportiva: belle città, gente accogliente, giovani promesse e scuole calcio da studiare? “Il Ghana, per la tranquillità generale del paese. O il Senegal per l’aspetto più strettamente turistico. Costa d’Avorio, Camerun e Nigeria sono calcisticamente più attivi, ma non sono paesi semplici da visitare, per motivi diversi legati alla sicurezza. Non c’è da aspettarsi troppo dalle città, ma in Ghana e Senegal il mare è bello e soprattutto in Ghana l’atmosfera è molto rilassata. Il mio paese preferito resta però il Burkina Faso, che non ha il mare ma organizza ogni due anni il festival del cinema africano. Speciale”. Attualmente sembra che sempre più spesso il giornalista lavori in redazione, sulla sua scrivania a navigare, sì ma nel web. Rinunceresti più facilmente alla magia dello scrivere o alle avventure mitiche dell’inviato? “Viaggiare, soprattutto se si va in Africa, è qualcosa di impagabile. Internet è una gran cosa ma non potrà mai competere con le emozioni di un viaggio. La rete è un mezzo, una scorciatoia spesso molto utile ma un evento come la Coppa d’Africa va vissuta sul campo. Nessun dubbio”. Quali sono stati i campioni africani che nel loro paese sono diventati idoli anche per ciò che hanno fatto fuori dal campo? E giocatori di questa pasta ce ne sono in attività? “George Weah, che l’anno scorso ha sfiorato il successo nelle elezioni liberiane. Roger Milla, in parte. Il maliano Salif Keita, primo pallone d’oro africano di France Football, nel 1970. Il sudafricano Lucas Radebe, per avvicinarsi al presente. Al momento non vedo nessuno tra i giocatori in attività che possa rispondere a questi criteri. Al calcio africano oggi manca un po’ di personalità”. Schiera in campo la tua squadra ideale all time di giocatori africani, tra quelli che hai avuto il piacere di vedere dal vivo, in tivù o semplicemente tra quelli di cui hai sentito parlare in termini entusiastici nella loro terra. La formazione, Mister Ricci… “Operazione impossibile. In Africa ci sono almeno quattro afriche calcistiche. E poi le epoche, le storie, i cambiamenti radicali, l’emigrazione… scegliere undici giocatori mi sembra una mancanza di rispetto nei confronti dell’intero movimento”. Giuro che è l’ultima domanda: quali sono i giovani fenomeni africani su cui puntare, che secondo te emergeranno per talento, cultura (forse può servire anche questa nel pallone), carattere? “Al momento andrei verso la Costa d’Avorio: Zokora, i fratelli Yaya e Kolo Toure, Eboue. O in Nigeria: Taiwo, Obinna, Mikel, Odemwingie. I giovani ormai sono tantissimi, e non tutti africani al cento per cento. C’è ormai una grande generazione di ragazzi nati in Europa o arrivati da noi con i genitori emigranti quando erano piccoli. Tanti scelgono di giocare con la nazionale del padre e non per il paese che li ha adottati, cosa che fa loro onore e che arricchisce le nazionali africane, culturalmente e tatticamente. Gli ‘europei’ tornano a casa a riscoprire le proprie radici, e portano con se una bella valigia, piena di esperienze che possono aiutare a crescere chi è ancora in Africa. Uno scambio proficuo”.

Postato da: COMITATOMERONI a 19:19 | link | commenti (4) |
alberto facchinetti

martedì, 09 maggio 2006

UN AVVISO AI NAVIGANTI

Ieri, 8 Maggio, il Comitato Gigi Meroni ha compiuto 1 anno. Speriamo il primo di molti. Per festeggiare con voi il “compleanno” del blog sono stati creati due blogs-appendici che ci auguriamo diventino per voi passaggio obbligatorio durante le vostre scorribande in rete.

Ecco i due indirizzi (linkateli, grazie): http://comitatomeroninterviste.splinder.com e

http://comitatomeronifoto.splinder.com.

Il primo contiene le interviste che il Comitato Meroni ha avuto l’onore di fare, il secondo fa da corollario agli articoli, passati e futuri, grazie a delle fotografie. Seguiteci ancora.

Grazie. 

Postato da: COMITATOMERONI a 15:03 | link | commenti (2) |
comitato gigi meroni

sabato, 06 maggio 2006

ORO A SHANGHAI di Alberto Facchinetti

Nel mese di Aprile il nuoto italiano è stato impegnato a Shanghai per l’ottava edizione dei Mondiali in vasca corta: gli azzurri si sono dimostrati in stato di grazia. Hanno vissuto un momento magico, i ragazzi del Commissario Tecnico Alberto Castagnetti. Record frantumati, 14 primati nazionali e 1 europeo; 12 medaglie, 2 del metallo più prezioso, 7 d’argento, 3 di bronzo. 5 di queste poi sono arrivate da nuotatori veneti: Klaus Lanzarini, Christian Galenda, Francesca Segat, Alessandro Terrin e Federica Pellegrini. Ma l’oro che più ha emozionato è arrivato dalla finale dei 4x100 stile libero. La gara è tirata, combattuta. Piena di emozioni. Quando Alessandro Calvi dà il cambio al compagno, gli italiani sono secondi, ma la frazione di Lanzarini è complicata, finisce sesto. È il turno di Galenda, il nuotatore di Vigonovo: accende il turbo e velocissimo (46.86) recupera tutte le posizioni. Ora si può vincere, è così: ci pensa il campione del Mondo Filippo Magnini. Nessun dubbio: è primo posto. I ragazzi entrano nella storia: è il primo oro italiano ad un mondiale in vasca corta. Dietro c’è la Svezia, agli Stati Uniti solo il bronzo. Tutto qua? No, perché il cronometro si ferma a 3.10.74. E’ il nuovo record italiano, battuto quello che apparteneva a Gallo - Lanzarini - Cercato - Rosolino (Atene, 2000). Record migliorato di quasi 6 secondi e sesta prestazione mondiale di tutti i tempi, ad un solo un secondo dal record del mondo (bisogna dire però che le staffette in vasca corta non sono così frequenti).  “Certo, siamo stati avvantaggiati - dice Galenda - dall’assenza di qualche big. Sudafrica e Stati Uniti non hanno portato tutti i migliori e noi ne abbiamo approfittato. Siamo contentissimi. Questo risultato ci carica, ora sono buone le prospettive per la vasca lunga”.  Avrebbe potuto non essere l’unica medaglia per il nuotatore delle Fiamme Gialle. Nella gara  individuale dei 100 misti è arrivato quarto, per un decimo di secondo fuori dal podio. “Ho fatto un errore in una virata nel cambio dorso-rana. Mi è costato il bronzo”. Alla luce dei risultati ottenuti in Cina, c’è molto ottimismo attorno agli azzurri per i prossimi Europei di Budapest: “Con la staffetta non possiamo più nasconderci. Le nostre ambizioni? Puntiamo a vincere. La gara individuale invece sarà durissima per me. Ma io ci provo comunque”. Galenda, che sportivamente è cresciuto nella Riviera Nuoto Dolo con il maestro Antonino Spagnolo, è già nella piscina di Roma. Assieme all’amico Alessandro Terrin e Andrea Palloni, il tecnico che li sta allenando. Per portarli in forma agli Europei, che valgono anche come selezione per i prossimi Mondiali in vasca lunga di Melbourne. Ora che hanno imparato a vincere, difficile fermarli.

Postato da: COMITATOMERONI a 17:50 | link | commenti (3) |
alberto facchinetti