COMITATO GIGI MERONI

"E' protestare questo? A me sembra che sia semplicemente vivere. Dignitosamente. Sapersi al mondo: ecco". GIGI MERONI

Eccomi

Utente: COMITATOMERONI
PIERANGELO RUBIN Nonostante fumasse 20 sigarette al giorno ha deciso di smettere. Sarebbe un Rivera dei nostri giorni. Ma non lo sapremo mai con certezza. Collabora con "Il Mattino di Padova" e la "Nuova di Venezia e Mestre". ALBERTO FACCHINETTI Il Mario Kempes della Terza Categoria. Difficile rapporto con il gol e con le donne in genere. Cronista sportivo per “La piazza”. PAOLO GARATO Il geometra. Senza rivali in tutto il triveneto. Centrocampista dai piedi buoni. Zero gol in sei anni di prima squadra. MASSIMO BERTIN Stopper di professione. Da bambino sognava di diventare un wrestler professionista e in campo si vede. DANIELE SARTO Stuolo di donne al seguito, fluidificava per gli Amatori, ora fa panca in una squadra dilettantistica. MARCO BOLDRIN Barista di giorno (Off side, via Portello Pd), portiere di notte. ANDREA MOLENA Interista così sfortunato che, bambino, nell’anno dello scudetto dei record della sua squadra teneva al Napoli di Maradona. Sorella sfiga… NICOLA BRILLO Scarsa preparazione calcistica, ma un grande merito: lo zio Ignazio è un preparatore atletico d’altri tempi. ALESSANDRO GIRALDO Rappresenta il paese più di qualsiasi altro. Ha venduto, all'angolo della strada che lo porta al bar, la sua anima per la poco religiosa trinità "sesso, droga e r'n'r".

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mercoledì, 28 giugno 2006

INTERVISTA A CARLO PETRINI di Pierangelo Rubin

Carlo Petrini si racconta. Il perché dei suoi libri, le sue paure, i suoi ricordi e le sue speranze.

Calciatore negli anni sessanta e settanta, scrittore negli ultimi anni. Carlo Petrini è un uomo che ama la verità, tutti i suoi libri in cui denuncia i retroscena pallonari (doping, combine, sesso…) ne sono testimonianza. Leggete l’intervista che ho fato ad un ex-calciatore che conosce molto bene i sottobanco del calcio.

1) Ha giocato a calcio e ora denuncia i retroscena calcistici con i suoi libri. Come si definirebbe?

Sono un ex calciatore, non mi ritengo un pentito, mi ritengo un uomo che racconta le cose che i giornali e la televisione non raccontano. Io racconto le cose che sono dietro il mondo del calcio e che fino a un mese fa, due mesi fa tutti cercavano di nascondere.

2) Zeman è stato criticato da alcuni perché denunciava il sistema pur continuando a farne parte, cosa ne pensa?

Io dico che è un peccato che di Zeman ce ne sia uno solo. Ricordo una volta mentre guardavo una trasmissione sportiva condotta da Varriale, Gigi Riva e Lippi dissero che siccome Zeman non aveva vinto niente non aveva diritto di parlare e poi si scoprì che Lippi era amico intimo di Moggi, con il figlio stipendiato da Moggi stesso, che Moggi sceglieva i giocatori da selezionare per la nazionale e che a Gigi Riva quelle parole gliele aveva messe in bocca lo stesso Moggi. Tutti i vantaggi di cui hanno goduto si sono rivolti contro di loro.

3) Gea, Moggi padre e figlio, Giraudo, arbitri e designatori manovrati e se tutto ciò non bastasse ecco spuntare i falsi in bilancio. Carraro si è dimesso, alcuni giocatori rischiavano l’inquisizione, squadre storiche si ritroveranno in B: sta scoppiando il mondo del calcio?

Io spero sia scoppiato perché a questo punto se il calcio italiano non farà la pulizia che deve fare penso sia arrivato veramente alla fine perché la gente non accetterà più punizioni all’acqua di rose. Non credo che il pubblico pagante potrà accettare la non retrocessione della Juventus o di altre squadre, in virtù anche del fatto che mi pare lo scorso anno con il Genoa siano stati veramente draconiani e che quindi abbiano dato un esempio. Se non lo ripeteranno quest’anno credo che la gente si infuri. L’anno scorso hanno perso un milione di telespettatori, credo ne perderanno il doppio quest’anno se non, come ho già detto, faranno vera pulizia. Se così non fosse il calcio sarebbe realmente vicino alla fine, non si deve perdere questa occasione di serietà. L’unica cosa che mi dà una speranza per il futuro sono i nomi di Borrelli e Rossi. Sono cambiati i  due personaggi Carraro e Pappa, se questi ultimi fossero rimasti probabilmente tutto sarebbe finito a tarallucci e vino.

4) Adesso si sta facendo di tutto per risanare il nostro calcio, ma il calcio si può davvero risanare dopo che abbiamo visto i sintomi che lo hanno colpito?

Il calcio si potrà curare, guarire non credo, ma curare sì. Non si potrà guarire un sistema lasciato troppo tempo in mano a Moggi e agli altri che lo hanno ridotto in queste condizioni. Piano piano con degli uomini giusti ai posti giusti, come ho detto prima, si potrà curare. Per guarire ci vorranno degli anni se non dei decenni.

5) A proposito di Moggi, se non sbaglio Lei e Lucianone siete compaesani.

No, non sbagli. Sono cinquantotto anni che lo conosco, gli anni che ho. Il paese, Monticiano, è di 700 abitanti per cui ti puoi immaginare, ci si conosce tutti. Non ci siamo mai amati, dunque ci siamo trovati sempre in campi opposti per cui anche adesso.

6) “Nel fango del dio pallone”, “I pallonari”, “Le corna del diavolo”, “Scudetti dopati”, cosa vuole dimostrare con i suoi libri?

Inanzitutto voglio dimostrare che esiste un altro calcio, che il calcio non è solo quello che le varie Gazzette e i vari Corrieri fanno vedere, che esistono personaggi senza scrupoli, che esiste un fatto importante, di cui tutti si dimenticano: circa trecento ragazzi che giocavano a calcio ai miei tempi sono morti, che io sono in una situazione molto precaria, sono quasi cieco, un anno fa mi hanno operato per un tumore maligno al cervello con il quale sto combattendo ancora adesso. Sono queste le cose che io voglio raccontare. Alla gente voglio anche raccontare e dire i nomi di quei trecento ragazzi  perché non succeda a quelli che giocano ora ciò che successe a noi.

7) I suoi libri per chi non crede alla favola dorata del mondo pallonaro sono un cult ha già pensato al suo prossimo libro?

Ci sto pensando. Questa vicenda che sta sotto gli occhi di tutti è di certo importante. Io penso che uscirà qualcosa sicuramente anche perché adesso escono talmente tante cose che fare uscire un libro in questo momento si rischia di essere già vecchi in una settimana da quando si è usciti. Dunque come abbiamo sempre fatto con la Kaos abbiamo deciso di aspettare i tempi delle giustizia sportiva e poi vedremo di fare qualcosa.

8) Quali suoi ex-colleghi sente vicino, chi le è solidale in questa sua battaglia per mettere sotto gli occhi di tutti il vero mondo pallonaro?

Diciamo quasi nessuno, almeno fino a questo momento quasi nessuno. Anche se adesso molti dicono che Petrini Carlo era da quattro, cinque anni che denunciava cose così. Adesso è facile appoggiarmi, prima ero solo un pazzo furioso, un visionario che sputava sul piatto dove aveva mangiato, invece a me sembra di aver raccontato delle verità scomode per quel mondo del quale ho fatto parte anch’io, ma pur sempre delle verità. Dunque non sono pentito assolutamente di aver scritto tutti questi libri anche perché oggi so di certo che parecchia gente li legge e scopre che il calcio è tutta un’altra cosa rispetto a quello che, come ti ho detto prima, i giornali sportivi vogliono far vedere.

RINGRAZIO A NOME DI TUTTI I MEMBRI DEL “COMITATO GIGI MERONI” CARLO PETRINI, PER LA GENTILEZZA E LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA.

Postato da: COMITATOMERONI a 10:53 | link | commenti (1) |
pierangelo rubin

giovedì, 15 giugno 2006

INTERVISTA AD ADALBERTO BORTOLOTTI 2 di Pierangelo Rubin

Il giornalista Bortolotti accetta nuovamente un’ intervista: la situazione attuale del calcio italiano, uno sguardo a com’era fino a una decina d’anni fa, un occhio ai Mondiali e alla loro storia.

E’ stato il primo giornalista che ha voluto essere amico del Comitato Gigi Meroni, ad un anno di distanza dalla prima intervista (in assoluto anche per il Comitato) che gli feci  decide di rispondere a nuove domande, sempre con garbo, sobrietà e stile. Firma storica ed eccellente del giornalismo sportivo italiano, Adalberto Bortolotti decide di confrontarsi ancora con noi e parla anche del suo libro “I fenomeni del gol” edito dalla Edimedia 2 Edizioni.

1) Un anno fa circa Le chiesi nella nostra prima intervista dove stesse andando il calcio italiano con tutti i problemi che aveva Lei mi rispose “Il calcio ha insospettabili anticorpi che sinora gli hanno consentito di sopravvivere agli attacchi dall'esterno e soprattutto dall'interno del sistema. Speriamo continuino a funzionare, il momento è tempestoso.” Questi anticorpi riusciranno a funzionare anche questa volta contro la cupola moggiana?

In effetti, rileggendole ora quelle mie parole possono anche sembrare vagamente profetiche, ma ci voleva davvero poco per annusare venti di tempesta attorno al calcio italiano. Gli anticorpi sono attesi da un durissimo lavoro, questa volta. Personalmente mi spaventa tutta questa frenesia di fare in fretta. Lo scandalo è di tale portata che la vera priorità è di restituire credibilità al calcio, con sentenze motivate e inattaccabili, non arrivare in tempo massimo per iscrivere le nostre squadre alle competizioni Uefa. Occorre prendersi tutto il tempo che occorre. Dopo l'Heysel, il calcio inglese rimase a lungo fuori dall'Europa, ma quando si ripresentò aveva risolto (almeno all'interno) il problema hooligans e non ci mise molto a riguadagnare il terreno perduto. Mai come questa volta il

presto è nemico del bene.

2) Parliamo di calcio pulito che forse è meglio. Spagna e Inghilterra hanno dato le finaliste alla Champions e alla Coppa Uefa, con la Spagna sempre vincitrice. Il traguardo massimo raggiunto dalle italiane nelle coppe è stato la semifinale di Champions (Milan). Guardando solo il livello tecnico, il calcio iberico e quello d’oltremanica stanno vivendo un momento migliore rispetto a quello nostrano? Se sì, crede che il Mondiale confermerà tutto questo?

Spagna e Inghilterra sono le due nazioni europee dove il movimento calcistico gode di maggior salute: stadi pieni e sicuri, bilanci passabilmente in ordine, possibilità di investire sui talenti internazionali senza svenarsi. Tutto questo favorisce la loro supremazia a livello di club. I Mondiali sono un fenomeno a parte. I brasiliani che fanno grandi Barcellona e Milan, giocano per il Brasile e i francesi dell'Arsenal per la Francia. I due settori non sono comparabili.

3) Nonostante la recente eliminazione dall’ Europeo di categoria l’Under 21 azzurra è stata spesso protagonista bella e vincente negli ultimi anni. Intanto però la nazionale maggiore non vince un Mondiale dal ’82 e un Europeo dal ’68. Possiamo dire che i nostri azzurrini vincenti nell’ Under poi si perdono un po’ per strada mentre i loro coetanei si rinvigoriscono?

Io credo che ci sia un modo diverso di interpretare il calcio giovanile. In Italia lo si gioca per vincere subito, perché questo è il nostro imperativo categorico, altrove per valorizzare talenti da offrire alla Nazionale maggiore. Da noi si privilegia l'aspetto tattico, sacrificando potenziali fuoriclasse, perché è la strada più facile per arrivare al risultato. L'Under 21 di Cesare Maldini lasciava fuori Baggio e quella di Gentile ha rinunciato a Cassano nel suo momento migliore.

4) L’Italia nel 1990 è terza e nel 1994 è seconda. Dopo allora solo un secondo posto nel 2000 all’Europeo. Le generazioni di calciatori che giocavano nei primi anni Novanta erano migliori delle ultime come ci potrebbe suggerire questo dato e come ci potrebbe confermare il fatto che in quegli anni Milan, Inter, Juventus ma anche Napoli, Sampdoria e Parma erano protagoniste nelle varie coppe europee?

Forse erano migliori, nel loro complesso, i calciatori anni Novanta, sicuramente c'erano meno stranieri a ipotecare i ruoli fondamentali delle squadre di vertice in campionato. E in quegli anni il calcio italiano era molto ricco, in apparenza. Poi si è visto che nel Parma di Tanzi o nella Lazio di Cragnotti non era tutto oro quello che luccicava...

5) Ungheria ’54 e Olanda ’74, due squadre che come ha detto Sacchi “Non hanno avuto bisogno di vincere per passare alla storia”. Per molti sono state le vincitrici morali dei due rispettivi tornei. Ricorda qualche altra nazionale che forse meritava qualcosa di più da una rassegna mondiale?

Per restare a casa nostra, credo che l'Italia 78, quarta in Argentina, meritasse molto di più. Giocava meglio di quella che quattro anni dopo vinse a sorpresa il Mondiale di Spagna. Anche l'Urss di Lobanovski, a Messico 86, avrebbe meritato miglior sorte e migliori arbitraggi.

6) Forse dopo l’ultimo Mondiale non ci sono più dubbi: la squadra di casa può godere dei favoritismi arbitrali. E’ d’accordo? Oltre alla Korea del ‘02 ricorda qualche altre selezione che ospitando la rassegna ha potuto godere di simili vantaggi?

Quasi tutte le squadre che hanno giocato in casa hanno goduto di sostanziosi vantaggi, a cominciare dall' edizione inaugurale del 1930 vinta dall' Uruguay. I casi più eclatanti: il Cile terzo nel 62 e le vittorie dell'Inghilterra nel 66 e dell'Argentina nel 78.

7) Il Brasile è dato da molti favorito, ma ha vinto il suo unico Mondiale in Europa nel ’58, la Germania è la squadra di casa con voglia di alzare la coppa sotto il suo cielo ma non sembra una grandissima squadra, l’Italia potrebbe avere tutto per farcela se non fosse per questo scandalo ci ha precluso molte simpatie nelle stanze dei bottoni della Fifa. Lei cosa ne pensa qual è la sua favorita?

Il Brasile è la squadra più forte, e poiché ha giocatori abituati al calcio europeo credo che non risentirà troppo del fattore continentale. Mi piacciono molto l'Argentina, la Francia e l'Olanda. L'Italia ha grandi attaccanti, ma una difesa con poche alternative e un centrocampo non all'altezza delle più forti. Questi sono i suoi problemi, più che l'ostiltà ambientale (che in genere ci fa bene) o la scarsa benevolenza degli arbitri, che dal dopo Franchi è quasi una costante, nelle grandi manifestazioni.

8) Ha scritto un libro, molto interessante, “I fenomeni del gol” sui calciatori over 100 reti nel Campionato italiano. Fra tutti questi ce n’è uno al quale è particolarmente legato anche per motivi extra-calcistici?

Guai se un giornalista vivesse di sola tecnica, senza cedere ai sentimenti. Mi è molto caro Ezio Pascutti, attaccante di grandi doti e di grandissima sfortuna, mi ha entusiasmato Gigi Riva, il prototipo del bomber senza paura, e mi ha conquistato, sin dai suoi primi calci, quel fenomeno di Roberto Baggio, apparentemente così fragile e invece indistruttibile, capace di dire basta al momento giusto per non farsi intaccare dal declino.

RINGRAZIO A NOME DI TUTTI I MEMBRI DEL “COMITATO GIGI MERONI” ADALBERTO BORTOLOTTI, PER LA GENTILEZZA E LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA. 

 

Postato da: COMITATOMERONI a 22:18 | link | commenti |
pierangelo rubin

venerdì, 09 giugno 2006

INTERVISTA AD IVAN ZAZZARONI di Pierangelo Rubin

Ivan Zazzaroni parla del prossimo Mondiale: il suo favorito, le grandi storiche, chi farà bene e … l’Italia.

Ivan Zazzaroni, già direttore del “Guerin Sportivo”, “Autosprint” e caporedattore del “Corriere dello Stadio-Sport” ha scritto “Una porta nel cielo” per la Limina, libro divenuto un cult, è la biografia di Roberto Baggio. Con Pier Bergonzi e Davide Cassani ha firmato “Pantani, un eroe tragico”. Sul campo ha seguito quattro Mondiali e cinque Europei di calcio.

1) Il grande scandalo che ha colpito il calcio italiano con molti giocatori che non sanno dove giocheranno l’anno venturo, alcuni devono recuperare la forma (Pirlo, Totti), altri sono stati toccati dal polverone sulle inchieste, l’allenatore che non è mai sembrato una persona particolarmente paziente che verrà messo sotto torchio dai giornalisti per delle intercettazioni imbarazzanti e con vari p.m. che sostengono che le convocazioni nazionali sono state influenzate da Moggi, con tutti questi problemi per molti l’Italia non farà strada al Mondiale. Lei cosa ne pensa?

Penso che non sia un problema. E poi sono troppo occupato a festeggiare con gli amici la caduta del regime Carraro. Aggiungo inoltre che alle figure di merda in campo internazionale siamo abituati, ormai. Per favore, portatemi dell'acqua benedetta!

2) Il Brasile da molti è dato favorito, ma se Dida resta il portiere a volte insicuro del Milan, Ronaldo l’attaccante sovrappeso dileggiato a Madrid, Adriano quello dell’Inter, sono realmente un pericolo?

La mia favorita è la Germania. Per antipatia e anche perché di solito quando si fa sul serio non sbaglia un colpo, specialmente in casa. I tedeschi non conoscono distrazioni né sovrappesi.

3) L’Inghilterra ha il centrocampo più forte del torneo (Beckham, Gerrard, Lampard, J.Cole) e due  punte mortifere (Owen e Rooney), sempre che tornino; la Spagna ha uno fra gli attacchi migliori del torneo (Raul, Reyes e Fernando Torres) e un centrocampo ricco e solido (Fabregas, Iniesta, Xavi…); l’Olanda ha un mix fra ottimi giovani (Robben, Van Persie…)  e uomini molto esperti (Cocu, Van Nistelrooy). Inghilterra, Spagna e Olanda, nessuno si dimentica di inserirle fra le nazionali pretendenti alla coppa, poi per un motivo o per un altro deludono. Sarà così anche questa volta? Che sensazioni ha?

Sì. Salvo solo l'Olanda. E - vi prego - non scherziamo: il centrocampo più forte del mondo è quello brasiliano. Germania, Brasile, Francia e una tra Olanda e Costa d'Avorio, finirà così.

4) L’Argentina è fantasiosa, spietata in attacco, buona in difesa e con un piccolo genio da mostrare al mondo (Messi). Però ha lasciato a casa gente di sicuro valore come gli interisti Samuel, Veron e Zanetti ma anche D’Alessandro. Vent’anni dopo il loro secondo Mondiale vinceranno il terzo?

Pekerman ha puntato sul gruppo, ponendo in secondo piano la qualità del singolo. Ha insomma rotto con la tradizione argentina che voleva nazionali tecnicamente splendide ma fragili sul piano della compattezza. L'Argentina è sempre stata la mia nazionale di riferimento quando i Mondiali li seguivo sul posto. Veron e Sensini le mie spie.

5) Dopo il disastro di quattro anni fa (fuori al primo turno) come giudica la Francia che si è ringiovanita, ha avuto degli ottimi nuovi innesti e deve salutare il suo Zidane magari con una vittoria?

La Francia in semifinale, dopo chissà.

6) Grecia, campione d’Europa, Turchia, terza in Giappone-Korea, Uruguay due volte campione del mondo. Sono solo alcune fra le squadre che non sono riuscite a qualificarsi per la rappresentativa tedesca. Peserà la loro assenza?

Non se ne accorgerà nessuno.

7) Chi potrebbe essere la rivelazione, la sorpresa del torneo?

L'Italia. A ruota la Costa d'Avorio.

RINGRAZIO A NOME DI TUTTI I MEMBRI DEL “COMITATO GIGI MERONI” IVAN ZAZZARONI, PER LA GENTILEZZA E LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA. 

 

Postato da: COMITATOMERONI a 13:20 | link | commenti (4) |
pierangelo rubin

lunedì, 05 giugno 2006

INTERVISTA A MATTIA COLLAUTO di Alberto Facchinetti

Ha giocato in A con Cassano (“è un fenomeno”), ma Mattia Collauto, capitano del Venezia, voleva realizzare il sogno che aveva da bambino e giocare con la maglia della sua città: “non ne ho fatto una questione di categoria”.

Era il novembre del 2004 quando ha firmato per il Venezia e la squadra, allenata allora da Ribas, faticava in serie B. Nessuna marcia indietro poi, quando per le note vicende societarie, la squadra è dovuta ripartire dalla C2. I sogni vanno vissuti fino in fondo. Nella sua carriera ha indossato anche le maglie di Como, Atletico Catania, Cremonese e Bari. Ha fatto più di 40 partite in A. Questo per lui è stato un anno magico.

Ti aspettavi una stagione del genere per il Venezia?

“Che arrivasse la promozione non me l’aspettavo di sicuro. Siamo partiti da zero, quest’anno. Doveva essere un anno di costruzione, di transizione dopo le vicende societarie dell’anno scorso che c’ avevano portato in C2”.

E per la prossima stagione?

“Speriamo di cavalcare l’onda di quest’anno. Non so che acquisti farà la società, e sinceramente al momento non mi interessa neanche saperlo. La cosa più importante che abbiamo fatto è stata quella di ricreare un certo spirito. Sano. Erano anni che non vedevo la gente di Venezia così vicina alla squadra”.

Credi che patirete la C1?

“Penso di no, perché più su che si va di categoria, maggiore è la qualità. Per il nostro modo di giocare, dovremmo trovarci bene: Di Costanzo è un allenatore che privilegia l’aspetto tecnico. Quest’anno abbiamo fatto vedere un buon calcio”.

Qualche anno fa Mediavideo, analizzando statisticamente le tue partite, ti aveva messo tra le migliori ale destre italiane.

“Queste sono cose che fanno piacere, che rimangono dentro. Ho fatto un gran campionato in serie A, poi dopo l’infortunio al collaterale la stagione successiva ho avuto meno possibilità. Il rammarico per quella stagione è questo: non aver potuto confermare ciò che di buono avevo fatto l’anno prima”.    

Quali sono gli allenatori con cui ti sei trovato meglio nella tua carriera?

“Tutti mi hanno lasciato qualcosa. Diciamo, che mi sento legato molto a Fascetti, in quegli anni di Bari mi ha fatto crescere come giocatore. E poi è una persona pulita, in un mondo che sappiamo cosa è diventato”.

A Bari hai giocato con Simone Perrotta…

“Perrotta è un amico, uno dei pochi che ho nel mondo del calcio. Con lui sono rimasto in contatto. È un ragazzo che si merita tutto quello che ha, in regalo non ha mai avuto niente. Mi ricordo che a Bari ha avuto delle difficoltà, veniva criticato frequentemente, ma ha saputo reagire grazie alle sue qualità tecniche. E morali”.

Erano gli anni in cui Cassano stava emergendo.

“Cassano è un fenomeno, ma è un ragazzo particolare. Ma se non fosse così non sarebbe il talento che è. Il carattere bizzarro e l’incoscienza sono la sua forza. È uno che va gestito, non gli si deve mettere il bastone fra le ruote. In questo senso sono stati bravi, sia Fascetti che Capello. È la gente come Cassano che avvicina la gente allo stadio. Insomma, oggi non è Cassano il male del nostro calcio”.

                                                              

Postato da: COMITATOMERONI a 13:01 | link | commenti (1) |
alberto facchinetti