"E' protestare questo? A me sembra che sia semplicemente vivere. Dignitosamente. Sapersi al mondo: ecco". GIGI MERONI
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PIERANGELO RUBIN
Nonostante fumasse 20 sigarette al giorno ha deciso di smettere. Sarebbe un Rivera dei nostri giorni. Ma non lo sapremo mai con certezza. Collabora con "Il Mattino di Padova" e la "Nuova di Venezia e Mestre".
ALBERTO FACCHINETTI
Il Mario Kempes della Terza Categoria. Difficile rapporto con il gol e con le donne in genere. Cronista sportivo per “La piazza”.
PAOLO GARATO
Il geometra. Senza rivali in tutto il triveneto. Centrocampista dai piedi buoni. Zero gol in sei anni di prima squadra.
MASSIMO BERTIN
Stopper di professione. Da bambino sognava di diventare un wrestler professionista e in campo si vede.
DANIELE SARTO
Stuolo di donne al seguito, fluidificava per gli Amatori, ora fa panca in una squadra dilettantistica.
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Barista di giorno (Off side, via Portello Pd), portiere di notte.
ANDREA MOLENA
Interista così sfortunato che, bambino, nell’anno dello scudetto dei record della sua squadra teneva al Napoli di Maradona. Sorella sfiga…
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Scarsa preparazione calcistica, ma un grande merito: lo zio Ignazio è un preparatore atletico d’altri tempi.
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Rappresenta il paese più di qualsiasi altro. Ha venduto, all'angolo della strada che lo porta al bar, la sua anima per la poco religiosa trinità "sesso, droga e r'n'r".
utente anonimo in GIU’ IL CAPPEL...
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INTERVISTA A WU MING 1 di Alberto Facchinetti
1.Nel periodo del fascismo l’Italia viveva un periodo di arretratezza culturale: la negazione della libertà di stampa e di espressione soffocava ogni dialettica delle idee. In questa situazione Pavese e Vittorini si fanno responsabili di un fatto culturalmente rivoluzionario: scoprono l’America (e la sua libertà, felice, rissosa, dissoluta) e gli scrittori americani. Cominciano a tradurre Faulkner, Melville, Dos Passos, Saroyan. Eroici. Perché lo facevano per mille lire, rischiando il culo in prima persona. Il mestiere del traduttore è spesso sottovalutato. Tu cosa ne pensi? Esistono illustri eccezioni (non tante, a dire il vero), ma in genere il traduttore è sottovalutato, sottopagato, sottopressione, sottopeso dal punto di vista contrattuale. Soprattutto, non è considerato per quel che, a tutti gli effetti, è: non soltanto un co-autore, ma un “ri-autore”. Suo compito è reinventare, "rendere" uno stile, una lingua, un alternarsi di tonalità emotive. E' un traghettatore, uno sherpa, una guida indiana, colui (o colei) che "porta attraverso": prende in consegna una storia e la accompagna da un mondo a un altro, aprendosi sentieri, guadando fiumi, soffrendo di vertigini su ponti di corda smangiucchiati dalle tarme. Durante il viaggio, non deve mai scordare che una storia non è un oggetto inanimato, la metti in una cassa o in un sacco e non te ne preoccupi più. No, una storia vive di vita propria, è un soggetto attivo e intelligente, prende parte all'esperienza del viaggio, si impone, dà suggerimenti al traghettatore su come superare le rapide e cambia, si arricchisce, giunge alla meta trasformata, in simbiosi e comunione col suo sherpa/traduttore. Tradurre, se si ha la fortuna di farlo in condizioni ottimali, è un viaggio iniziatico denso di meraviglia, massimo rispetto per tutti i traduttori. Noi abbiamo sempre detto che tutti i traduttori dei nostri libri in giro per il mondo sono “Wu Ming 6 ad honorem”, sono ri-autori, prendono le nostre parole e le trasformano alchemicamente. In altri paesi questo ruolo è riconosciuto, infatti il traduttore prende una percentuale del prezzo di copertina. In Italia avviene di rado, la situazione è peggiore che altrove, inoltre si traduce tantissimo e a ritmi forsennati per soldi pochi-maledetti-e-subito, io sono molto solidale con Tullio Dobner, che ha pochi mesi di tempo per tradurre libroni di Stephen King da novecento pagine. Negli ultimi anni, comunque, è cresciuto l'interesse per l'arte della traduzione e lo studio di tale arte (la traduttologia). Il saggio-divertissement di Umberto Eco Dire quasi la stessa cosa è solo la parte che affiora. I traduttori hanno cominciato a farsi sentire, a riflettere sul proprio status, a organizzarsi. In italiano c'è un sito molto bello, si chiama "La nota del traduttore"(http://www.lanotadeltraduttore.it/). 2.Quando si legge Leonard, e quindi Willeford, poi parlo per me Bunker, Gifford e Crumley la sensazione che si prova è: piacere. Cazzo, il piacere di leggere. Ma forse non è tutto qua. Non credi che i personaggi che vivono le loro pagine, le loro storie, siano una commedia umana con la quale un giovane (o anche no) lettore può riempirsi l’anima e capire un po’ meglio cos’è sta cazzo di vita? Andrebbero studiati al liceo (certo, con dovute sostituzioni dietro alle cattedre)? La narrazione, in genere, serve a questo, è da sempre la sua funzione, dall'alba dei miti, dai racconti intorno al fuoco durante l'era glaciale. Mettendo sul proscenio dei personaggi e facendoli agire, facendo loro capitare delle cose, facendoli interagire l'uno con l'altro nelle più differenti situazioni, ci fa vivere esperienze "vicarie", per un limitato periodo di tempo entriamo nella testa e nel cuore di Ercole, di Riccardo III, di Madame Bovary, di Philip Marlowe, di Eymerich, di Hoke Moseley, di C.W. Sughrue... Questo ci fa capire (o almeno intuire) quanto sia vasto il campo delle possibilità, quanto sia molteplice e complessa la vita in tutte le sue manifestazioni. Ci fa capire quanto sia preziosa e quanto vada preservata questa fiammella del convivere umano. Quanto agli autori che hai citato, io li adoro tutti quanti, direi in quest'ordine: Leonard, Willeford, Crumley, Bunker, Gifford. E' un peccato che Willeford sia poco conosciuto in Italia, ha scritto romanzi pieni di incanto e meraviglia, di trovate inaspettate ( ad esempio gli haiku in Miami Blues, geniale). Crumley è un poeta, è uno dei pochissimi per cui si possa scomodare l'aggettivo "struggente". Il suo Montana è vivido, dolente, preciso. 3.Fosse per me parlerei di pallone tutto il giorno. Certe storie di calcio non ti sembra profumino da sé di letteratura? Penso a Gigi Meroni, a Diego Maradona, a George Best,o a quelle minori ma lo stesso profonde come il mare: Paolo Sollier, Fabio Rustico. Ci metterei anche Tommasi. Anche Kempes ha una storia pazzesca. Chi sa scrivere bene di quanto sia importante il calcio nel nostro immaginario, sa scrivere bene di tutto. Le pagine di Soriano su Obdulio Varela sono indimenticabili. E Galeano... E in Italia Brera, Mura, Darwin Pastorin, Rudi Ghedini... La leggenda di Maradona attende soltanto la grande saga intercontinentale, il romanzo-fiume al cui interno incastonarla. Uno di noi, Wu Ming 3, ha scritto la prefazione alla sua autobiografia, Io sono il Diego, benché quello non possa essere il libro. Dovremo attendere anni prima di avere il libro su Maradona, anzi, il libro-Maradona. 4.Robert Johnson è stato il primo musicista famoso a lasciarci le penne a ventisette anni, poi nella storia della musica una serie infinita di casi disperati. Per ultimo, il disastro di New Orleans. C’è nel jazz e nel blues un destino maledetto impossibile da sfuggire? La spiegazione è molto più terra-terra. Il jazz e il blues sono musiche che nascono nella povertà e in molti casi ci rimangono. Da lì traggono la loro poetica, la loro tonalità emotiva. "Avere i blues" significa essere in preda di una melancolia da sfiga. In una società divisa in classi, sempre più polarizzata, ai poveri capitano più sfighe che ai ricchi. Se poi, oltre che una questione di classe, è anche una questione razziale ed etno-culturale... Il jazz e il blues hanno anche avuto l'ardire di tenere il piede in due staffe e forse anche di più, cosa imperdonabile per l'establishment: sono sempre state musica di intrattenimento e di protesta, musica nera e bianca al tempo stesso ("nera" e "bianca" non necessariamente come colore della pelle, anzi, ho in mente la distinzione tra "magia nera" e "magia bianca"), la loro storia è una camminata sulla fune, giocoforza molti musicisti sono caduti giù. Di queste cose mi sono occupato a fondo e continuerò a occuparmi, anche dopo New Thing. 5.Quanto cazzo ti ha disgustato il modo in cui la stampa ha trattato il caso Cesare Battisti? Valerio Evangelisti ha scritto: “Corri, Cesare, corri. Spero di non avere tue notizie per molti anni. Poi, appena sarà possibile, ti raggiungerò in qualche angolo del mondo in uno di quei baretti di periferia che prediligi, a berci una tequila alla faccia di tutte queste merde.” Se ti capita di pensare a lui, e immagino di sì, come e dove lo vedi in questo momento? Non ho idea di dove si trovi né ho modo di saperlo. Ho difficoltà a immaginarlo, mi viene in mente solo l'epilogo di Cosa fare a Denver quando sei morto (film misconosciuto e sottovalutato, senz'altro da rivedere) ma non so quanto sia calzante. Forse tanto. Spero per Cesare che sia lontano e che abbia i mezzi e i contatti per sfangarsela.
