COMITATO GIGI MERONI

"E' protestare questo? A me sembra che sia semplicemente vivere. Dignitosamente. Sapersi al mondo: ecco". GIGI MERONI

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Utente: COMITATOMERONI
PIERANGELO RUBIN Nonostante fumasse 20 sigarette al giorno ha deciso di smettere. Sarebbe un Rivera dei nostri giorni. Ma non lo sapremo mai con certezza. Collabora con "Il Mattino di Padova" e la "Nuova di Venezia e Mestre". ALBERTO FACCHINETTI Il Mario Kempes della Terza Categoria. Difficile rapporto con il gol e con le donne in genere. Cronista sportivo per “La piazza”. PAOLO GARATO Il geometra. Senza rivali in tutto il triveneto. Centrocampista dai piedi buoni. Zero gol in sei anni di prima squadra. MASSIMO BERTIN Stopper di professione. Da bambino sognava di diventare un wrestler professionista e in campo si vede. DANIELE SARTO Stuolo di donne al seguito, fluidificava per gli Amatori, ora fa panca in una squadra dilettantistica. MARCO BOLDRIN Barista di giorno (Off side, via Portello Pd), portiere di notte. ANDREA MOLENA Interista così sfortunato che, bambino, nell’anno dello scudetto dei record della sua squadra teneva al Napoli di Maradona. Sorella sfiga… NICOLA BRILLO Scarsa preparazione calcistica, ma un grande merito: lo zio Ignazio è un preparatore atletico d’altri tempi. ALESSANDRO GIRALDO Rappresenta il paese più di qualsiasi altro. Ha venduto, all'angolo della strada che lo porta al bar, la sua anima per la poco religiosa trinità "sesso, droga e r'n'r".

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giovedì, 08 settembre 2005

DIMEBAG DARELL DEI PANTERA di Alessandro Giraldo

 

 

Il giorno 8 dicembrre 2004 verrà ricordato come il giorno dell’assassinio del grande chitarrista dei Pantera “Dimebag” Darrell Abbott, ucciso assieme ad altre quattro persone durante un concerto del suo nuovo gruppo, i Damageplan, a Columbus, Ohio. Lo squilibrato autore della carneficina è stato ucciso a sua volta da un agente di polizia, il killer si chiamava Nathan Gale, e dal 2002 al 2003 era stato nei Marines e poi congedato per ragioni ignote. Questa morte è un fatto totalmente imprevedibile, perché nonostante negli Stati Uniti sia assolutamente facile per chiunque reperire un’arma, non ci sono altri casi nella storia in cui un fan spari ad un proprio idolo, a parte John Lennon, ucciso per mano di un certo Mark Chapman, ironia della sorte proprio lo stesso giorno: 8 dicembre. Quindi anche se i controlli ai concerti sono fatti all’acqua di rose ciò che è successo per quanto orribile è da catalogare come un imprevedibile incidente.  

Dimebag aveva formato assieme al fratello batterista Vinnie Paul (poi anche lui nei Damageplan), al cantante Phil Anselmo e al bassista Rex Brown i Pantera, gruppo che partendo dal glam dei primi due album (“Project in the jungle” e “I am the night”) ha mutato il proprio suono fino a diventare uno dei gruppi più violenti, volgari e rabbiosi di sempre. La svolta stilistica dei Pantera la si deve in gran parte alla perizia tecnica e allo stile di Dimebag, un chitarrista che per inventiva e creatività è da considerare uno dei migliori, se non il migliore, di tutti gli anni novanta, perché è stato l’unico capace di creare dal nulla uno stile che influenzerà molti gruppi negli anni a venire. Dischi come “Cowboys from hell”, “Vulgar display of power”, “Far beyond driven” e “The great southern trend kill” hanno dato vita ad una serie infinita di cloni, molti hanno tentato di imitare il “muro sonoro” che creava Dimebag con la sua chitarra, ma nessun c’è mai riuscito in pieno. Così i Pantera sono diventati un gruppo da usare come punto di riferimento per chiunque ami il metal. Ricordo che a metà anni novanta gruppi storici come i Judas Priest, nuove leve come i Machine head e anche i due gruppi italiani più famosi all’epoca ovvero Extrema e Timoria hanno cercato di riprodurre su disco lo stesso suono di Dimebag.

Non è mai stato chiaro a nessuno il grande successo commerciale dei Pantera, sono riusciti a vendere milioni di copie con dischi altamente “anti-commerciali” come “Far beyond driven”, senza seguire minimamente alcuna regola del music business. I quattro non erano particolarmente carini, anzi erano proprio brutti, non vestivano bene, perennemente in maglietta e pantaloni corti, e oltre a bere e a ruttare durante i concerti, mandavano a fanculo chiunque. Però forse avevano dalla loro parte altri pregi come l’onestà verso il loro pubblico, e la coerenza verso la propria musica, che li ha fatti amare da subito da fans di tutto il mondo, che nei Pantera non vedevano quattro miliardari boriosi bensì quattro ragazzi come gli altri. Molto tempo fa ho letto un’ intervista a Dimebag in cui diceva che la sua casa era sempre aperta ad amici che avessero voglia di bere birra e suonare in compagnia, e non stento a credere che fosse vero.

Il gruppo si è sciolto ufficialmente nel 2002 o giù di lì, dopo un disco di certo non eccelso come “Reinventing the steel”, ma nel cuore dei metal kids di mezzo mondo c’era la speranza di una reunion. Dopo la morte di Dimebag, la speranza si è dissolta per sempre, relegando i Pantera nella categoria che racchiude anche Led Zeppelin e Hendrix, la categoria degli immortali. Continueremo ad amarli attraverso il groove dei loro album, il ricordo del pogo assassino che si creava ai loro concerti e i divertenti home-video che ci hanno lasciato, dove si riesce a capire la loro attitudine e il loro porsi nei confronti della gente. I tre rimasti continueranno di certo con i loro progetti musicali, mentre l’unica cosa da fare per Dimebag è ringraziarlo di cuore per ciò che ha fatto per tutti coloro che amano la buona musica, e di tanto in tanto ascoltare i suoi vecchi album.

“Dimebag” Darrell Abbott, 1966-2004, R.I.P.

Postato da: COMITATOMERONI a 12:09 | link | commenti (5) |
alessandro giraldo

giovedì, 23 giugno 2005

MOTLEY CRUE: I CATTIVI RAGAZZI DEL ROCK   di Alessandro Giraldo

 

 

 

La nona edizione del “Gods of Metal festival” ha fatto registrare la presenza, come headliners del secondo giorno della manifestazione, dei riformatisi (con la line up originale) Motley Crue. Se molti erano ansiosi di vedere i Megadeth dopo le fatiche del loro ultimo album o ascoltare gli Anthrax tornati in formazione storica (quella di “Among the living”), tutti sono qui per loro, per i “Bad boys of rock ‘n’ roll”, tornati ad onorare i fans dopo la loro ultima calata tricolore targata ormai 1989. Il palco si presenta addobbato come un grande tendone da circo, e durante lo show faranno la loro comparsa: un nano nelle vesti di maestro di cerimonia, ballerine-spogliarelliste e contorsionisti. Molti erano in ansia per i noti problemi di salute di Mick Mars, invece il chitarrista cinquantaquattrenne, nonostante la scarsa mobilità causata dalla malattia ossea che lo fa soffrire da tempo, è apparso in discrete condizioni fisiche ed ha “macinato” riff con convinzione dall’iniziale “Shout at the devil” fino alla conclusiva cover dei Sex Pistol “Anarchy in the U.K.”. Gli altri membri del gruppo erano tutti in condizioni scintillanti. Il cantante Vince Neil è apparso dimagrito di almeno dieci chili, il batterista Tommy Lee, salito agli onori delle cronache anni fa per il matrimonio avuto con “Pamelona” Anderson, si è dimostrato un eccellente intrattenitore oltre un batterista tra i più grandi che la storia ricordi, sia per fantasia e qualità tecniche sia per l’incredibile “botta” che lo contraddistingue. L’ultimo dei quattro il bassista nonché leader Nikki Sixx deve fare solamente il Nikky Sixx cioè un Dio del Rock, che con il suo ineguagliabile carisma trascina fans in tutto il mondo.

Il concerto si snoda su binari collaudati, e dopo una prima parte di show incentrata sui primi due album, si è proceduto con classici degli altri album fino al periodo di “Decade of decadence”, unica eccezione l’inedita “Sick love song”, contenuta nell’ultima raccolta “Red, White & Crue”. Gli album dai quali i Motley hanno attinto maggiormente sono stati “Shout at the devil” (di cui hanno eseguito la title track, “Looks that kill”,”Red hot” e “Ten second to love”) e “Dr. Feelgood” ( “Dr. Feelgood”, “Kickstart my heart”, “Same ol’ situation”, “Don’t go away mad”) ben rappresentati con quattro pezzi ciascuno, più altre pietre miliari del rock (“Home sweet home”, “Girls girls girls” “Live wire”...) estratte dagli altri album, ma non è una questione di titoli, perché i brani proposti sono veri inni generazionali per i fans di tutto il mondo!

Il concerto termina alle 23:30 dopo più di un’ora e quaranta di spettacolo, e penso che tutti i presenti siano stati consapevoli di aver assistito ad un vero e proprio evento. Dopo un’autobiografia scandalosa come “The dirt” che è divenuto un best seller in tutto il mondo, milioni di dischi venduti, matrimoni vip, droghe, morti, un film in realizzazione e chi più ne ha più ne metta, i Crue sono tornati a fare la cosa che gli riesce meglio, cioè salire su di un palco e infuocarlo con il loro rock pieno di chitarre distorte e cori a pieni polmoni!

Aspettando la reunion dell’altro gruppo di punta della scena street-glam anni ’80 ovvero i Guns n’ Roses, per il momento godiamoci i Motley Crue, che finito questo tour dovrebbero regalarci un nuovo album in studio e relativo tour di supporto, alla faccia dei 150 mila idioti che due giorni prima del “Gods of Metal” erano ad Imola per il concerto di quel gran cazzone del “Vasco nazionale”, credendo di assistere ad un concerto rock, cosa alla quale dubito abbiano assistito, e chi non è d’accordo può andare tranquillamente a fare in culo!

Lunga vita al Rock ‘n’ Roll (quello vero) e lunga vita a Nikki, Vince, Mick e Tommy: i Motley Crue, i “Bad boys of Rock ‘n’ roll”.

Postato da: COMITATOMERONI a 10:06 | link | commenti (4) |
alessandro giraldo